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Formazione by RIMSA

Sistemi di protezione
per radiologia

Sistemi di protezione radiologica a raggi X

Evoluzione tecnica, criteri di progetto e quadro regolatorio europeo

Evoluzione dell’esposizione radiologica in ambito sanitario

L’impiego delle radiazioni ionizzanti in ambito sanitario ha conosciuto una crescita costante negli ultimi decenni, sia in termini di numero di esami diagnostici sia, soprattutto, di procedure interventistiche guidate da imaging. L’espansione della radiologia interventistica, della cardiologia interventistica e delle procedure ibride ha determinato un incremento significativo dell’esposizione occupazionale degli operatori sanitari, in particolare in contesti in cui la fluoroscopia è utilizzata in modo prolungato o ripetuto. In questo scenario, la protezione radiologica non può più essere considerata un elemento accessorio o esclusivamente individuale, ma una componente strutturale della progettazione degli ambienti e dell’organizzazione dei processi clinici.
L’approccio tradizionale alla radioprotezione, storicamente basato sull’uso di dispositivi di protezione individuale, ha mostrato nel tempo limiti evidenti, soprattutto in termini ergonomici e di sostenibilità operativa. L’aumento della durata media delle procedure e la frequenza di esposizione hanno reso necessario un ripensamento complessivo delle strategie di protezione, orientandole verso soluzioni integrate e collettive.

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Dalla protezione individuale alla protezione collettiva

I dispositivi di protezione individuale, come grembiuli piombati, collari tiroidei e occhiali schermanti, rappresentano tuttora un elemento indispensabile della radioprotezione. Tuttavia, il loro utilizzo esclusivo comporta criticità ben documentate. L’elevato peso dei DPI piombati è associato a un aumento dell’incidenza di disturbi muscolo-scheletrici tra gli operatori, in particolare a carico della colonna vertebrale e delle articolazioni. Inoltre, la protezione offerta dai DPI è limitata alle aree corporee coperte e dipende in modo significativo dalla corretta vestizione e dal mantenimento della posizione durante la procedura.
Questi limiti hanno favorito un progressivo spostamento dell’attenzione verso sistemi di protezione collettiva, concepiti per ridurre l’esposizione alla sorgente prima che la radiazione raggiunga l’operatore. In questo contesto, i sistemi di protezione radiologica mobili assumono un ruolo centrale, consentendo di integrare la schermatura direttamente nell’ambiente di lavoro senza interferire in modo significativo con l’operatività clinica.

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Sistemi di protezione radiologica mobili: principi e funzioni

I sistemi di protezione radiologica mobili sono progettati per creare una barriera schermante tra la sorgente di radiazioni e l’operatore, mantenendo al contempo visibilità e libertà di movimento. A differenza delle schermature fisse, questi dispositivi offrono flessibilità di posizionamento e adattabilità a layout di sala differenti, risultando particolarmente adatti ad ambienti multifunzionali come sale ibride, sale di radiologia interventistica e sale operatorie con imaging integrato.
Dal punto di vista tecnico, l’efficacia di un sistema mobile dipende da una combinazione di fattori: materiale schermante, spessore equivalente in piombo, geometria della barriera, altezza e stabilità della struttura. La progettazione deve tenere conto non solo dell’attenuazione delle radiazioni primarie e diffuse, ma anche delle modalità operative e delle posizioni assunte dagli operatori durante la procedura.

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Materiali schermanti: acrilico, vetro e vetro piombato

I materiali utilizzati nei sistemi di protezione mobili rispondono a requisiti diversi in termini di attenuazione radiologica, trasparenza, resistenza meccanica e maneggevolezza. L’acrilico con aggiunta di piombo o altri elementi ad alto numero atomico rappresenta una soluzione leggera e facilmente movimentabile, adatta a contesti in cui è richiesta una protezione di base e una frequente riposizionabilità del dispositivo. Tuttavia, la durabilità e la qualità ottica dell’acrilico possono risultare inferiori rispetto ad altre soluzioni, soprattutto nel lungo periodo.
Il vetro rappresenta un’alternativa con migliori caratteristiche di resistenza e qualità visiva, ma offre una capacità schermante limitata se non combinato con materiali ad alto potere di attenuazione. Il vetro piombato, infine, costituisce la soluzione con il più elevato livello di protezione, garantendo al contempo un’ottima trasparenza e una lunga durata nel tempo. La maggiore massa e il costo superiore rendono tuttavia il vetro piombato più indicato per contesti ad alta esposizione e per dispositivi mobili progettati per un posizionamento stabile durante procedure prolungate.

Equivalenza in piombo e livelli di protezione

Il parametro di riferimento per la valutazione della capacità schermante di un sistema di protezione radiologica è l’equivalenza in piombo, espressa in millimetri di piombo equivalente. Questo valore indica lo spessore di piombo che garantirebbe un’attenuazione equivalente a quella del materiale considerato per una determinata energia di radiazione. I livelli più comunemente utilizzati nei contesti clinici variano da 0,5 mm Pb a 1,0 mm Pb, con valori superiori riservati a situazioni specifiche.
La scelta del livello di protezione non può essere arbitraria, ma deve derivare da una valutazione del rischio radiologico che tenga conto del tipo di apparecchiatura, delle modalità operative, della distanza dalla sorgente e della durata dell’esposizione. In questo senso, l’equivalenza in piombo deve essere interpretata come un parametro di progetto, non come un valore assoluto valido per ogni contesto.

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Integrazione dei sistemi di protezione radiologica nel layout e nei sistemi sospesi di sala

L’efficacia dei sistemi di protezione radiologica a raggi X non dipende esclusivamente dalle caratteristiche del materiale schermante o dal valore di equivalenza in piombo, ma in modo determinante dalla loro integrazione nel layout funzionale della sala e nei sistemi di supporto già presenti. In ambienti ad alta densità tecnologica, come sale operatorie con imaging integrato, sale ibride e sale di radiologia interventistica, la schermatura radiologica introduce carichi, volumi e vincoli di movimento che devono essere gestiti a livello progettuale, e non risolti come aggiunta successiva.
In questo contesto, la protezione radiologica deve essere considerata parte integrante dell’infrastruttura tecnologica della sala, al pari di lampade scialitiche, monitor, sistemi di imaging e altri dispositivi sospesi. Gli schermi radioprotettivi, realizzati in acrilico schermante, vetro o vetro piombato, non sono semplici elementi passivi, ma dispositivi che devono poter essere posizionati con precisione rispetto alla sorgente di radiazione e alla postura operativa dell’operatore. La possibilità di realizzare schermature con geometrie e dimensioni personalizzate consente di adattare la protezione al reale campo di esposizione, migliorando l’efficacia contro la radiazione diffusa e riducendo ingombri non necessari.
Dal punto di vista della tecnica ospedaliera, l’integrazione delle schermature su strutture a bracci articolati, singoli o multipli, rappresenta una soluzione coerente con i principi di ottimizzazione dello spazio e di sicurezza operativa. I sistemi sospesi a soffitto o a parete permettono di sostenere il peso dello schermo, garantendone il bilanciamento e la stabilità, e al contempo di assicurare un’ampia libertà di posizionamento. La possibilità di configurare sistemi con due schermi indipendenti risponde alle esigenze di procedure in cui più operatori sono esposti contemporaneamente alla radiazione diffusa, consentendo una protezione mirata senza interferire con il campo visivo o con i gesti clinici.
Un ulteriore elemento progettuale rilevante è l’integrazione della schermatura radiologica all’interno di sistemi sospesi multifunzione, condivisi con altri dispositivi medicali come lampade scialitiche, monitor, telecamere o accessori. Questa integrazione consente di ridurre l’ingombro a pavimento, semplificare la gestione dei flussi e migliorare l’ordine complessivo dell’ambiente di lavoro. In sale complesse, dove coesistono più apparecchiature e operatori, la riduzione delle interferenze fisiche tra dispositivi rappresenta un fattore critico per la sicurezza e l’efficienza operativa.
Le soluzioni mobili su ruote costituiscono una declinazione complementare di questo approccio integrato. Esse risultano particolarmente indicate in ambienti multifunzionali, in sale in cui non è possibile intervenire sulla struttura edilizia o in contesti in cui la configurazione della sala varia frequentemente. Anche in questi casi, la progettazione del sistema di supporto è determinante: stabilità, manovrabilità, possibilità di montare uno o più schermi e compatibilità con altri dispositivi presenti in sala influenzano direttamente l’effettivo utilizzo della protezione durante le procedure.
Nel loro insieme, queste soluzioni evidenziano come la transizione dalla protezione individuale alla protezione radiologica collettiva richieda un approccio ingegneristico integrato, che consideri schermatura, sistemi di supporto e organizzazione dello spazio come parti di un unico sistema. Solo in questo modo la protezione radiologica diventa un elemento naturalmente incorporato nel gesto clinico, sempre disponibile e correttamente posizionata, e non un vincolo operativo percepito come esterno o accessorio.

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Verso ambienti di lavoro più sicuri e sostenibili

La transizione dalla protezione individuale a sistemi di protezione radiologica collettiva e mobili riflette un cambiamento più ampio nel modo di concepire la sicurezza in ambito sanitario. La radioprotezione diventa parte integrante della progettazione degli ambienti e dell’organizzazione dei processi, contribuendo a creare contesti di lavoro più sicuri, ergonomici e sostenibili.